ISicilia Mondo si unisce al corale sdegno che viene da gran parte della società civile, dagli organismi cattolici e dalle Associazioni nei confronti dei provvedimenti legislativi che il Ministro Maroni detta al Governo Berlusconi ed alla sua maggioranza.
A Maroni toccherebbe certo il meritato riconoscimento di ricercatore di modelli di società civile.
Tutti i suoi provvedimenti, infatti, si chiudono con l’immancabile codicillo di ricercatore : “lo hanno fatto da tempo gli altri Paesi”.
Solo che dagli altri Paesi prende quanto c’è di peggio come cultura, politica e gestione del potere.
A voler riflettere, la soluzione di Maroni è assolutamente ingegnosa ma anche gratificante per lui avendo scoperto che scorporando il peggio di quello che fanno gli altri, gli consente di monitorare la società italiana con la paura dell’altro. Alimentandola.
Così facendo, cioè copiando il peggio, supplisce il deficit di idee ove ci fossero, ingessa le sensibilità ove esistessero e gli consente di mantenere l’agognata visibilità. Ancorché indigesta.
Un modus politicus, quello di ingenerare la paura, consolidato per ottenere consensi elettorali sull’onda lunga delle precedenti consultazioni. E basta. Tutto il resto, cioè i problemi della corretta gestione della società, del bene comune, non importa niente. Le idee degli altri peggio ancora. Aria fritta. Lo ha dichiarato ieri ai giornali “quello che dicono gli altri mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro”.
Messi uno dopo l’altro, i suoi provvedimenti formano certamente una indiscutibile antologia di razzismo targata Ministro della Repubblica Italiana.
Tra le ultime pagine dell’inedita antologia, ancora una sortita: quella del rimpatrio declassato a “respingimento” degli immigrati in Libia, in aperta violazione sui diritti del rifugiato che prevedono, in maniera assoluta, il doveroso accertamento dei requisiti per la richiesta di asilo. Sono norme concordate e riaffermate più volte nelle sedi internazionali che non possono rimanere inapplicate. Anche queste norme, come quelle dell’Onu, come le indicazioni della CEI, di gran parte della società civile, appartengono alle cose che “entrano ed escono dalle orecchie di Maroni”. Non lo interessa nemmeno l’inferno che attende i disperati nelle carceri di Tripoli.
Senza dubbio alcuno, siamo di fronte ad una operazione di autentico razzismo se si pensa che il Governo ha abbinato i respingimenti delle imbarcazioni al disegno di legge in materia di sicurezza che istituisce il reato di clandestinità e prolunga fino a sei mesi il periodo di permanenza nei centri di informazione.
Il Governo ha blindato il provvedimento su cui chiederà la fiducia.
Un reato di clandestinità divenuto, quindi, motivo di grande preoccupazione per tutti ma anche un atto di regressione culturale per il Paese.
Nonostante dal pacchetto siano state stralciate alcune parti che riguardano i “presidi spia”, i “medici spia”. Senza dire del divieto per gli stranieri privi di soggiorno residenti in Italia di potere effettuare atti di stato civile. Con il pericolo di perdere i figli. Si mette a rischio il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo e della sua dignità, come il diritto alla salute, all’infanzia, all’unità familiare, alla convivenza civile, fino alla provocazione di mezzi pubblici separati tra italiani e stranieri. Tutti provvedimenti atti a restringere spazi di civile convivenza e di libertà.
Il decreto sulla sicurezza imposto col voto di fiducia diventa un atto intollerabile di mortificazione del Parlamento. Ma anche per la società civile imbavagliata nelle sue articolazioni sociali. Senza dire della caduta di immagine del Paese Italia nel mondo.