La relazione di Azzia al Convegno CONOSCIAMOCI del 25 aprile 2009.

Innanzi tutto un saluto di benvenuto a tutti ed un sentito ringraziamento per la partecipazione a questo incontro. Un saluto doppio, per la scelta infelice di celebrare il Convegno il 25 aprile – giornata nazionale, vigilia di un sabato ed una festività e, quindi, forte tentazione per un ponte di vacanza, peraltro meritatissimo dopo una settimana di lavoro.

Un grazie alle etnie presenti. Anche per loro il fine settimana è giornata di riposo e quindi è lodevole la Loro presenza in questa sala.

Ringrazio le etnie, soprattutto per lo spettacolo musicale di ieri sera.

Uno spettacolo splendido, da vero biglietto di presentazione. Danze, balli, percussioni, tutto nei costumi e nelle musiche di origine. Un’autentica festa che ha riportato nel palcoscenico identità, cultura e tradizioni: ricordo di casa. Perché questo tipo di spettacolo vuol dire “casa” nella società di accoglienza. Uno spettacolo coinvolgente e mozzafiato che parlava un solo linguaggio: CONOSCIAMOCI, siamo fatti così, questa è la nostra cultura, questo è il nostro biglietto di presentazione che ribadisce: CONOSCIAMOCI – per dialogare e costruire insieme un futuro di speranza.

Per Sicilia Mondo e quelli che siamo presenti, vogliamo rispondere anche noi CONOSCIAMOCI per aprire una stagione di relazioni e di rapporti che sia stagione di fratellanza e di civiltà.

In questa direzione, per passare alle cose concrete, nel corso degli interventi discuteremo il progetto-quadro per una legge regionale sulla integrazione delle etnie di stanza in Sicilia che presenteremo alla Regione.

Un ringraziamento sentito desidero rivolgere a Sua Eccellenza, l’Arcivescovo Metropolita Mons. Salvatore Gristina, puntualissimo all’apertura dei lavori, per le calorose espressioni di incoraggiamento e di indicazioni che ha dato al Convegno con le Sue riflessioni sui concetti di fratellanza, accoglienza, solidarietà. Rammaricato di non potersi intrattenere per altro impegno allo stesso orario, Mons. Gristina, su espressa richiesta della sala, ha gratificato con una benedizione augurante l’Assemblea dei presenti. Applauditissimo.

Questo Convegno parte dalla proposta del CIS (Coordinamento Immigrati in Sicilia), aderente a Sicilia Mondo da quasi 20 anni, e dal Suo Presidente Vangu Diwabua Nebaku, instancabile ed apprezzatissimo collaboratore.

Il tema è quello lanciato dalla Unione Europea che ha dedicato il 2008 al “Dialogo Interculturale” come ricerca di una identità europea aperta e senza limitazioni, poggiata su due punti fondamentali ed irrinunciabili: la universalità dei diritti dell’uomo ed il dialogo tra culture e lingue diverse come strada maestra da percorrere per una convivenza civile, aperta, pluralistica ed armoniosa.

Il messaggio-direttiva dell’Unione Europea è stato accolto da vari Stati dell’Unione con oltre 70 manifestazioni a livello regionale. In Italia l’indicazione dell’Unione Europea è stata completamente ignorata.

Ci vogliamo provare noi come Sicilia Mondo, con l’incontro di oggi sul tema del “Dialogo Interculturale” , con un momento di riflessione nel contesto della complessa società siciliana. Per fare partire da quest’Isola un messaggio di apertura che è messaggio di civiltà e di speranza.

L’incontro di oggi è incentrato sulla ricerca delle linee-guida da portare nella società civile siciliana come contributo per una convivenza pacifica e pluralista che ponga al suo centro l’uomo, i suoi valori, la sua dignità, puntando a stimolare nuove sensibilità per una cultura condivisa dello “stare insieme”.

Non ci piace il termine extracomunitario e nemmeno quello di straniero. Preferiamo quello di non comunitario.

Ci proponiamo, quindi, come Associazione di mediazione culturale, come laboratorio e palestra del dialogo e del confronto interculturale con le diverse etnie di stanza in Sicilia, nella convinzione che la convivenza tra popoli non s’impone per decreto o per legge ma attraverso processi di incontro che partano dalla base, dalla conoscenza, dallo scorrere della quotidianità, nel rispetto dell’altro. Dalla accettazione e dall’ascolto per fugare le paure.

La presenza di 4 milioni di non comunitari in Italia comporta complessi problemi di identità e di integrazione in un modello di società che pone al centro, così come abbiamo già sottolineato, la dignità dell’uomo ed il suo diritto alla vita ed alla dignità umana.

Preoccupano i provvedimenti restrittivi del governo, la sottovalutazione politica del problema ed il deficit di cultura politica sulla immigrazione. Così come preoccupa la crescente regressione culturale della società italiana che pure ha tradizioni antiche di accoglienza e di civiltà.

La Sicilia, per fortuna è stata sempre un’Isola aperta che non conosce razzismo. La sua storia millenaria di incontro di popoli e di civiltà diverse, ha fatto sempre dell’accoglienza e della solidarietà la cultura di fondo dell’isola.

Sulle migrazioni basta un cenno per capire la centralità e la sua valenza in ogni tempo della umanità.

Se interroghiamo la storia, infatti, ci accorgiamo che l’emigrazione è un fenomeno antico quanto l’uomo. E’ sempre stata sovrapposizione di persone, di interi popoli e di intere civiltà che sono scomparse o sono sopravvissute con l’arrivo di popoli nuovi e più forti.

L’emigrazione è quindi, sostanzialmente, incontro di popoli e di persone, scambio di esperienze, di lingue e di civiltà diverse. E’, soprattutto, incontro di uomini con altri uomini.

Se riflettiamo su questa definizione, il concetto di emigrazione ci porta subito a guardare il fenomeno in un’ottica diversa perché pone a noi stessi una interrogazione: che cosa ci impedisce di incontrare, accettare ed accogliere lo straniero che bussa alla nostra porta, portando sulle sue spalle il fardello della sua povertà ma anche la ricchezza della sua esperienza, della sua civiltà di origine e la sua esperienza umana?

In una società accogliente lo straniero, il non comunitario è un cittadino come noi. Non è più straniero.

Sono lavoratori anche loro, soprattutto sono uomini con le loro famiglie ed i loro bambini, alla ricerca disperata di sopravvivenza e di migliori condizioni di vita, del diritto alla vita anche per loro.

E’ gente che vive con noi, come noi, accanto a noi, con gli stessi problemi, le stesse ansie e le stesse aspirazioni.

E’ gente spesso ai margini della società civile, isolata da una indifferenza glaciale che è rigetto ed è già condanna.

Non possiamo, come uomini, porre barriere ad altri uomini.

Con il nostro CONOSCIAMOCI, vogliamo dire innanzitutto a noi stessi: più che con le leggi, occorre adottare comportamenti reali di apertura, di comunicabilità e di accoglienza nei loro confronti, tendere loro la mano, conoscerli, coglierne i segni per costruire insieme, nello scorrere della quotidianità , condizioni di vera, reale cultura della accoglienza e della solidarietà.

In questa direzione, l’associazionismo di emigrazione, più di ogni altra forma di aggregazione sociale, svolge un ruolo insostituibile perché a contatto con questa gente, dentro il tessuto connettivo della loro società. Diventa punto di riferimento e di rappresentatività delle loro esigenze. E’ questa la ragione per la quale vogliamo fare partire da questa Associazione un messaggio di speranza.

Per noi il concetto di migrazione , cioè di mobilità umana, va ricondotto al concetto di accoglienza e di solidarietà.

La fuga dal sud del mondo,per fame, per lavoro, per fuga dalle persecuzioni o si affronta da parte dei Governi delle società ospitanti con la capacità di gestire il fenomeno, o il futuro sarà sempre più ingovernabile e pieno di tensioni e di paure.

Lo hanno capito bene, la Germania, l’Inghilterra, la Francia, la Svizzera ed i paesi del Nord Europa che hanno posto la “questione immigrazione” tra i problemi prioritari dei loro Governi.

Non lo ha capito affatto l’Italia.

Occorre essere ciechi per non rendersi conto che più che il millennio appena svoltato, è cambiata un’epoca, è cambiato il mondo. Sono cadute le ideologie, le filosofie sbagliate, sono caduti i muri, si sono sbriciolati tanti regimi totalitari.

Il mondo di oggi va guardato diversamente. Va visto nella sua globalità. Non c’è più spazio per gli egoismi e per le chiusure. Guardare il mondo significa guardare al nuovo, al cambiamento, alle priorità che vengono dalla gente.

Un accenno fugace vogliamo fare sul razzismo che negli ultimi tempi ha raggiunto dimensioni planetarie. E’ un fenomeno irrazionale. Non ha motivazioni economiche come può essere la concorrenza sul lavoro o l’occupazione di spazi lavorativi ma nasce dal timore di doversi confrontare con persone e culture diverse. Le sue ragioni possono essere diverse. Il razzismo è una malattia sociale. Diffidenze, paure, prevenzioni prosperano nell’ambito della povertà o dell’eccessivo benessere. Esplode nei momenti della storia segnati dalla caduta dei valori, della decadenza morale, del predominio dell’egoismo.

Con questo Convegno puntiamo alla integrazione delle etnie non comunitarie nella società siciliana.

La storia si ripete. Ai nostri corregionali all’estero abbiamo sempre raccomandato di integrarsi nella società di insediamento per pesare e contare di più. Ma abbiamo sempre insistito e con forza: non fatevi assimilare dalla cultura locale per non perdere l’identità di appartenenza.

Da questo Convegno, così come abbiamo accennato, dovrà uscire una proposta, uno schema per una legge sulle etnie non comunitarie incentrate sul loro coinvolgimento e partecipazione alla vita siciliana nel rispetto della loro identità e cultura di origine.

Ne abbiamo parlato con il Presidente della Regione Lombardo, ricevendo un forte incoraggiamento su questo argomento. Ci dispiace che oggi non sia presente per sopravvenuti impegni a Roma.

Emarginare, ignorare la presenza delle etnie non porta da nessuna parte. Non ha senso.

Significa consolidare muri anziché ponti. Significa continuare con l’assistenzialismo, significa dispersione di risorse.

La proposta di legge che vogliamo presentare per le etnie non comunitarie prevede non solo parità di diritti e doveri ma anche il loro coinvolgimento e partecipazione alle politiche di sviluppo dell’Isola.

Nel Convegno dei 40 anni dell’anno scorso abbiamo proposto al Governo regionale il progetto politico per una “grande Sicilia” che abbia la capacità di collegare le questioni riguardanti la realtà dei siciliani che vivono all’estero, la realtà dei non comunitari residenti e la realtà territoriale dell’Isola in un unico progetto, in unica strategia, in unico percorso in direzione dello sviluppo dell’isola.

Abbiamo proposto una “Sicilia aperta” che leghi le parti in un legame civile di diritti-doveri, di partecipazione e di coinvolgimento per formare un’unica comune risorsa per una “grande Sicilia” di 13-14 milioni di siciliani presenti in tutte le parti del mondo come Regione di Europa e del mondo.

Abbiamo ripetutamente richiesto al Governo regionale una vigorosa politica autonoma di dialogo e di relazioni con i Paesi dell’area del Mediterraneo per progetti, scambi e rapporti nel settore sociale, economico e culturale. L’entrata dell’area di libero scambi euro-mediterraneo è alle porte.

Le prerogative dello Statuto regionale lo consentono perfettamente. E il momento di attuarle.

Il coinvolgimento delle etnie presenti nell’isola, potrebbe costituire un ponte prezioso di contatti e di scambi con le loro terre di origine.

Siamo rimasti inascoltati perché è stata sempre sottovalutata “la voce” dei siciliani che vivono fuori dall’isola che chiede costantemente di partecipare e di essere coinvolta nelle cose della Sicilia. Una risorsa rimasta ingessata e mai attivata dai Governi della Regione. Ancora oggi manca un disegno, manca una politica in questa direzione.

Con il Convegno di oggi CONOSCIAMOCI – per dialogare e costruire insieme un futuro di speranza, vogliamo presentare una legge regionale che regolamentarizzi le etnie non comunitarie residenti. Sarebbe la prima legge regionale su questo argomento in Italia. Si tratta di una legge valoriale sul piano sociale ed umano perché pone al suo centro l’uomo, la sua dignità, il suo diritto alla vita in maniera civile. Ma è anche una legge di prospettiva che guarda al futuro.

Una legge che vuole essere un messaggio di civiltà per presentare una Sicilia con le luci accese, al centro di un grande lago baciato da tre continenti. Ma anche un biglietto di visita per l’area di libero scambio euro mediterraneo di immediato arrivo.

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