DL’autunno, più che una stagione dell’anno è divenuta una stagione di riferimento nel linguaggio politico, sindacale ma anche produttivo per indicare avvenimenti straordinari e certamente nuovi.
Autunno caldo, di ripresa, di riflessioni, di sacrifici, di preoccupazioni.
Ma questo autunno 2008, ancora prima di arrivare, trova uno scenario politico, sindacale ed economico in piena fibrillazione e già abbastanza surriscaldato in una stagione estiva che non accenna a morire.
Uno scenario rovente, da campagna elettorale, senza risparmio di colpi, in continuazione. Senza fine.
Nei primi giorni dell’attuale Governo, qualcuno aveva parlato di luna di miele con l’opposizione. Ma la luna è scomparsa alla velocità della luce, cancellata da uno scontro a tutto campo tra le parti contrapposte. Su tutto e su di più. Dai problemi della giustizia, immigrazione, carovita, Alitalia, finanziaria, fino a quelli semplici della quotidianità.
Insomma, una politica-spettacolo all’italiana, proprio l’opposto di quel “primato della politica” che è centrale di saggezza, di equilibrio ed intuito nel contesto del sistema democratico di un Paese.
Anche per le Associazioni di volontariato in emigrazione l’autunno è diventato un punto di riferimento per indicare una stagione di preoccupazioni per gli italiani nel mondo.
Sicilia Mondo non è legata ad alcun partito o schieramento politico e non fa politica partitica. La sua forza sta nella più completa autonomia, saldamente ancorata ai valori etici ai quali crede ed al suo impegno di lungo percorso. La sua politica è solo quella della difesa dei connazionali nel mondo, la loro tutela, la loro promozione, la loro partecipazione. E non fa sconti a nessuno.
Le preoccupazioni per l’anno 2008 nascono dalle disattenzioni del Governo nei confronti delle comunità italiane all’estero. Una sorta di sottovalutazione come fatto culturale. Di loro, infatti, non parla il Governo, né il Parlamento, né le tv pubbliche e private e nemmeno la stampa nazionale. Come se non esistessero nello scenario politico italiano.
Eppure si tratta di 70 milioni di connazionali tra discendenti, oriundi e naturalizzati, di cui quasi 4 milioni con passaporto e cittadinanza italiana che hanno mandato in Parlamento 12 Deputati e 8 Senatori. Non è cosa di poco conto. Per precisare, si tratta di quegli italiani all’estero, chiamati, quando giova, “risorse”, “messaggeri d’Italia”.
Emblematico il fatto che gli italiani non hanno mai visto nelle tv e nemmeno sulla stampa, in questi primi mesi di Governo, la faccia anche di un solo dei Parlamentari eletti all’estero, nonostante siano i più attivi, combattivi e sempre presenti sia in Parlamento che al Senato.
La sola politica del Governo, in questa direzione, è stata il taglio delle già modeste risorse a disposizione degli italiani all’estero, tagli all’assistenza dei connazionali indigenti, tagli al numero degli insegnanti all’estero, sulla formazione professionale, esclusione dalla abolizione dell’Ici per la prima casa in Italia, riduzione dei fondi per la lingua e la cultura italiana, ridimensionamento della rete diplomatica-consolare, blocco del disegno di legge sull’assegno di solidarietà agli anziani.
Tutte riduzioni per le quali nessuna esigenza di politica finanziaria può trovare motivazioni accettabili in considerazione della straordinaria valenza mediatica e strategica rappresentata dall’altra Italia nel mondo.
Ma non è solo problema di riduzione di risorse. Nel programma di legislatura del Governo, non si riscontra traccia di politiche e di progetti presenti o futuri sugli italiani all’estero. Ed ancora. Non più un Ministro per gli italiani nel mondo ma solo la delega del Governo ad un Sottosegretario da gestire in concorso con altre deleghe. E’ chiara quindi, la volontà politica di ridurre il rapporto con le comunità italiane all’estero.
La I Conferenza dell’Emigrazione del 1971, fortemente voluta dall’associazionismo e dai Governi del tempo, approvò quel famoso “pacchetto emigrazione” con il quale si gettarono le basi sulla futura politica italiana per i residenti all’estero. Convenzioni di sicurezza sociale, Comites, CGIE, leggi sull’editoria, voto degli italiani all’estero, leggi regionali sull’emigrazione.
Tutti gli obiettivi di quel pacchetto sono stati raggiunti dai Governi che si sono succeduti nelle varie legislature, diventando presidi straordinari ed invidiati della presenza italiana radicata in tutti i continenti.
Si aggiunsero poi gli Istituti Italiani di Cultura, l’Istituto Commercio Estero, la Dante Alighieri, le Camere di Commercio italiane.
Questi presidi, l’inossidabile attaccamento ai valori italiani delle nostre comunità ed i moderni sistemi di comunicazione senza distanze, hanno stabilizzato un rapporto di interazioni virtuoso a tutto campo fra l’Italia e le proprie comunità in tutte le parti del mondo.
Una interazione crescente e costruttiva, dalle opportunità incalcolabili e tutte da percorrere.
Questa esaltante realtà, faticosamente raggiunta, non merita battute di arresto. Non può avere soste.
Ci preoccupa, quindi il “vuoto” di politiche, di proposte e di strategie. La “non politica” è quasi sempre “politica contro”.
Una preoccupazione diffusa in tutti gli altri corpi sociali che operano per gli italiani all’estero, avvertita pesantemente soprattutto dai nostri connazionali che vedono riemergere in questo autunno di preoccupazioni, ricordi dolorosi di un passato non ancora del tutto dimenticato.
L’auspicio di Sicilia Mondo è che i parlamentari eletti all’estero e i tantissimi deputati e senatori, da sempre sensibili su questo argomento, riescano a modificare la finanziaria in corso di elaborazione. Affinché questo autunno di preoccupazioni non sia fin da ora inverno fondo.
A fronte della inerzia italiana, quanta rabbia e quanta invidia nel constatare le politiche della Germania in favore dei propri connazionali e per la promozione e diffusione della lingua tedesca nelle società di residenza o i programmi francesi a sostegno della grander nazionale per i propri concittadini o i collegamenti e le iniziative culturali del Governo spagnolo per il rilancio dell’orgoglio iberico ed il consolidamento della lingua spagnola.