Sicilia Mondo manifesta la propria contrarietà alle politiche di criminalizzazione generalizzata con le quali il ministro Maroni intende affrontare la questione immigrazione all’esame del Governo. Così come preoccupa la mancanza, su questo argomento, di un “contrasto culturale” da parte del mondo sociale e culturale italiano. Senza dire della indifferenza del folto stuolo di parlamentari bipartisan pur dotati di sensibilità sociale e di etica cristiana.
Sul tema immigrazione, si coglie a piene mani l’assenza di una politica fondata sulla dignità umana alla quale la classe dirigente cattolica e democratica era educata e aveva educato gli italiani.
Solo i Vescovi e la Caritas hanno preso posizioni decise. Ad onor del vero anche il Presidente della Repubblica Napolitano ha frenato.
L’avere ampliato e generalizzato emotivamente ed oltre misura l’emergenza immigrazione che pure è una emergenza seria, ha alimentato un diffuso senso di paura e di insicurezza da autentica deriva incontrollabile.
Fa senso sentire ancora, come se la campagna elettorale continuasse, risposte e slogan fortunati come “tolleranza zero” o peggio l’immigrazione clandestina come reato. Poco o pochissimo si è sentito sulla accoglienza e sulla integrazione.
Intanto l’Europa guarda . E manda consigli. Sono sempre mortificanti le marce indietro.
Pienamente d’accordo e giustissima la linea dura di Maroni e del Governo contro ogni forma di criminalità e di violenza.
Chiunque delinque va colpito duramente e deve scontare la pena della condanna. La sicurezza dei cittadini è un punto inviolabile della società ed è fuori discussione ma l’immagine di una minoranza romena non può essere assimilata a tutta l’immigrazione di quella Nazione. Non si può generalizzare.
La violenza di chi la commette va colpita. Ma la legalità vale per tutti, anche per gli italiani. Nessuno può sentirsi autorizzato a bruciare i campi dei Rom o lanciare ordigni incendiari, così come va punito chi crea condizioni di schiavitù, lucra sul lavoro nero, affitta case di abitazione per speculazione o gestisce la tratta delle immigrate.
Le scene viste in tv sullo sgombro dei Rom sono scene di assoluta inciviltà e contro ogni rispetto per la dignità umana. Riteniamo che la emergenza immigrazione debba essere affrontata con serenità e senso di responsabilità e non sull’onda emotiva o l’euforia di un successo elettorale, per la realistica ragione che gli immigrati sono una presenza sempre più solida nel sistema Italia, divenuta indispensabile per il Paese anche perché gli immigrati, in massima parte, fanno il lavoro che gli italiani non fanno più. Senza di loro il Pil italiano sarebbe negativo.
Sono 2.200.000 gli immigrati regolarizzati dalle sanatorie su 3.000.000. Senza le badanti nelle famiglie, è inimmaginabile l’assistenza agli anziani. Nel capitolo del Welfare italiano, si legge che, alla fine della legislatura appena cominciata, cioè nel 2013, gli over 75 saranno l’11% della popolazione.
Per soddisfare le richieste ed eliminare la zona grigia dell’illegalità, occorre portare le quote di immigrazione ad oltre 300.000 l’anno.
Pensare di risolvere l’immigrazione con il solo intervento repressivo è irrealistico. La soluzione, che è poi quella dell’interesse del Paese, non può non essere che quella della integrazione.
Per realizzarla, occorre innanzitutto più presenza dello Stato nei quartieri periferici della città, più servizi, più scuola, più ricongiungimenti familiari. E poi ancora, più accoglienza fatta di dialogo, di solidarietà, di rispetto della identità di origine, più coinvolgimento dell’associazionismo e delle realtà locali. Soprattutto più programmi culturali.
Solo così questo mondo che viene da fuori può crescere partendo dal basso. Integrarsi e diventare società italiana. Ne ha tanto bisogno per la crisi delle nascite.
Purtroppo si dimentica che gli immigrati sono uomini con famiglia e bambini, spesso con un pesante fardello addosso che scappano dalla miseria alla ricerca disperata di una vita migliore. Spesso solo per sfamarsi.
Può configurarsi come reato questo diritto naturale alla sopravvivenza ed alla sua ricerca? Significherebbe condannare la povertà come status e come reato l’evasione di chi vuole uscirne. Che dire poi delle “ronde” di tristissima memoria fatte da privati e dai partiti per la caccia del diverso? Ma scherziamo veramente sulle cose serie? Significherebbe abdicazione dello Stato dalle sue prerogative di Stato. Cioè lo Stato che diventa non-Stato. Anche su questo il mondo ci guarda. Forse attonito.
Sicilia Mondo ha sempre richiesto che il capitolo di storia della emigrazione italiana 27 milioni di emigrati in poco più di 100 anni venisse inserito nei libri e nei programmi scolastici del Paese Italia.
Certamente i Parlamentari che oggi siedono in Parlamento sconoscono questa pagina di storia italiana. Farebbero bene a leggerla. Ne ricaverebbero una cultura diversa. E, certamente, gestirebbero in maniera diversa la questione immigrazione.
Capirebbero il grido di dolore di milioni di italiani costretti ad autosradicarsi per sopravvivere. Capirebbero cosa significa tutela dei diritti e della dignità, cosa vuol dire partecipazione, solidarietà, accoglienza, integrazione. Cioè quella etica di civiltà cristiana che è il grande patrimonio del Paese che i Parlamentari di oggi si apprestano a governare. Certamente lo farebbero con più saggezza tenendo presente una Italia che da Paese di emigrazione è diventato Paese di immigrazione. Perché è giusto condannare la violenza e chi la commette. Duramente. Ben altra cosa è avviare una politica di accoglienza e di integrazione per chi viene da fuori.
Non è retorica questa o sentimentalismo di occasione. Ma la lettura di una pagina di cocente realtà.
Ecco perché il pacchetto Maroni è indigesto all’associazionismo di emigrazione che si è sempre battuto, e con forza, per la parità dei diritti e della dignità umana dei connazionali nelle società di accoglienza. Perché è una guerra senza soste e senza fine quella per il riconoscimento dei diritti umani nel mondo.
Su questa strada, l’associazionismo di emigrazione non intende demordere, certamente, nemmeno in questa occasione