Cosa sta succedendo in Italia? E’ la telefonata accorata di un Presidente di Associazione dell’Argentina preoccupato di quello che si dice dell’Italia nelle televisioni e nella stampa argentina. E non è solo lui che chiede notizie. Dalle associazioni all’estero ci arriva l’eco di una diffusa preoccupazione per l’immagine Italia presentata in caduta libera.
Razzismo, intolleranza, discriminazione sono un ricordo bruciante per i nostri connazionali perché riportano alla mente momenti del passato mai dimenticati. Le notizie italiane li mettono in difficoltà nelle società di residenza dove godono di considerazione per la loro italianità, senza dire del disagio delle nuove generazioni, perfettamente integrate, ma gelosamente orgogliose della identità di origine.
La verità è che sulla “questione immigrazione”, il Governo ha giocato sul fuoco quanto ha creduto che il successo che ha condizionato i risultati elettorali, potesse continuare puntando ancora sulla criminalizzazione dell’immigrato.
L’avere continuato a battere questo tasto per giustificare trionfalistici provvedimenti restrittivi, spesso lesivi della dignità umana, è stata una scelta quanto meno improvvida, condannata, peraltro, anche dall’Europa e dalla stampa mondiale.
Il Governo ha continuato al ribasso, anche recentemente, rispetto agli impegni internazionali assunti sui diritti umani (ricongiungimenti familiari e richieste di asilo). E’ stata una sottovalutazione politica ma anche sociale del problema perché non ha tenuto in conto la reazione dei nuovi arrivati ed i riflessi sulla società civile italiana.
L’insicurezza, la diffidenza, la paura, sono tutti segnali di una malattia sociale che nasce dalla povertà o dal benessere ma che esplode nei momenti di caduta di valori, di fragilità politica, di deficit di democrazia di un Paese.
L’Italia è sempre stata, fino a qualche anno addietro, un Paese ospitale per il suo passato di umanesimo e di secolare accoglienza, radicata nella sua tradizione.
I fatti di intolleranza e di violenza che hanno attraversato tutta la penisola in queste settimane, non appartengono certo alla cultura italiana ma rischiano di diffondere sentimenti di intolleranza e di razzismo in un momento in cui i mutamenti della società italiana mostrano tutta la fragilità di un Paese incagliato nelle secche dalla difficoltà economica, dalla disoccupazione e dalla crisi dello stesso sistema democratico e del Governo.
La politica-spettacolo e la informazione mediatica nazionale, tutta puntata alla raccolta del consenso, ma spesso lontana dai problemi del Paese, deformano il quadro socio-politico, disorientano il cittadino, creano malessere, aumentano il tasso di insicurezza.
Occorre, allora, prendere atto che la “questione immigrazione” è ormai un fatto strutturale per il nostro Paese e dal quale non si torna indietro.
Come tale, non può essere risolta con il “pacchetto sicurezza” o “l’espulsione” o il “carcere”. Tutti provvedimenti tamponi e dilazionatori. La “questione immigrazione” in Italia va affrontata diversamente e, cioè, con una forte volontà politica e capacità di governare il fenomeno come scelta di fondo strutturale in direzione della integrazione.
Ovviamente, nei tempi e nei modi compatibili e con le possibilità ed esigenze del Paese.
Gli immigrati sono persone come noi ma alla ricerca disperata di un diritto alla vita ed alla civiltà umana. In Italia hanno dato e danno un contributo essenziale allo sviluppo del Paese e sono diventati una risorsa di cui non si può più fare a meno.
Che cosa impedisce, allora, una politica di accettazione, di accoglienza e di integrazione nei confronti del migrante che bussa alle nostre porte con il fardello della sua povertà ma con il patrimonio della sua cultura di origine? Anche in questo senso, è portatore di ricchezza.
La “questione immigrazione” esiste anche negli altri paesi europei ed, in parte, negli altri continenti.
Paesi come la Germania, l’Inghilterra, la Francia, la Svizzera, hanno imboccato la strada della integrazione come scelta politica di fondo, raggiungendo risultati ottimali.
La stessa Unione Europea, ha dedicato il 2008 al “dialogo interculturale” tra culture e lingue diverse, come presupposto indispensabile per la integrazione in una società civile ed una convivenza pluralistica ed armoniosa.
La compressione dei “diritti umani” degli immigrati e la dolorosa constatazione di una crescente regressione culturale nella società italiana su questi temi, sono motivo di grande preoccupazione per l’associazionismo di emigrazione che vive e conosce dal di dentro una “questione immigrazione” divenuta emergenza nel Paese.
Sicilia Mondo si sente coinvolta e fa quanto è nelle sue possibilità come soggetto sociale , di proposta e di mediazione, con lo spirito di chi si sente impegnato ma , in un certo senso, anche parte lesa quando entra in discussione la tutela del diritto e della dignità del migrante.
L’UNAIE che è la massima espressione dell’associazionismo di emigrazione italiana nel mondo, con le sue 42 Federazioni regionali e provinciali aderenti e le rispettive strutture operative all’estero, sempre attenta ed in prima linea nei suoi 42 anni di attività, sulla tutela della dignità umana, ha sentito il bisogno di organizzare a Roma un Convegno Internazionale per ascoltare e confrontarsi con i massimi esperti europei sulla “questione immigrazione” (parlamentari europei, nazionali, della Circoscrizione Estero, costituzionalisti, giuristi, economisti ed operatori sociali di associazioni nazionali di emigrazione)
Tema della relazione “Cittadinanza, integrazione e politiche migratorie”. Gli atti del Convegno e le risultanze saranno certamente una indicazione preziosa per il Governo, le Istituzioni, l’associazionismo e gli operatori sociali in emigrazione.