Sicilia Mondo: Il voto del 13 e 14 aprile 2008
Il Popolo della Libertà ha vinto con un forte vantaggio sul Partito Democratico. Il risultato politico è stato di Bossi e del Nord. Scompaiono le frange estreme degli schieramenti. Stravince l’MPA in Sicilia e si afferma nel Sud. Alto l’interesse della Circoscrizione Estero.
I gruppi parlamentari si riducono da 26 a 5: PDL, PD, Lega Nord, l’UDC di Casini, l’Italia dei Valori di Di Pietro, oltre al gruppo misto.
Il risultato elettorale apre la stagione politica del bipolarismo. Non ancora quella del bipartitismo.
Siamo alla terza Repubblica dopo la seconda (1993-2007) segnata dalla frantumazione politica? E’ presto per dirlo.
Le nostre riflessioni sono semplici.
Il PDL di Berlusconi ha vinto le elezioni con una valanga di voti piovuti dalle Regioni settentrionali, nella quale ha sorpreso l’affermazione della Lega Nord di Bossi, che è la vera vincitrice.
Stazionarie, o quasi, rispetto al 2006, sono rimaste le posizioni degli altri partiti della coalizione, compresa Forza Italia.
Ha vinto la concretezza della proposta politica di Berlusconi che ha saputo cogliere il momento di fragilità e di incertezze della società italiana attraversata dal vento dell’antipolitica, dalla delusione sul precedente Governo, dalle difficoltà economiche delle famiglie e dei ceti medi.
Soprattutto dalle preoccupazioni sul futuro. Il Paese voleva certezze, governabilità, stabilità politica.
Berlusconi è risultato il più convincente nella capacità di dare le risposte più affidabili ai problemi del momento.
Anche il “voto utile” ha fatto presa come soluzione sbrigativa per uscire dalle difficoltà senza ulteriori indugi e rinvii.
Il Partito Democratico di Veltroni ha perso in maniera netta ed inequivocabile pur avendo ottenuto un terzo dei voti degli elettori. Si è presentato da solo come partito riformista moderno scaricando la sinistra massimalista. Ha portato uno stile diverso nella conduzione della competizione elettorale puntando tutto su un progetto politico e su un futuro per il Paese.
E tuttavia, gli elettori non gli hanno creduto fino in fondo perché portava ancora l’eredità del PCI, un bagaglio ideologico che le altre socialdemocrazie hanno cancellato.
Gli sono mancati i consensi delle piccole imprese che si erano sentite maltrattate da Prodi, i consensi del mondo operaio in parte impaurito dalla globalizzazione, ha pesato l’Iva, la delusione sul Governo Prodi, la credibilità del mondo cattolico che non ha gradito l’ospitalità ai radicali e si è rifugiata nel progetto politico dell’UDC.
Tuttavia, ha avuto il merito di avere semplificato il sistema politico, di avere vinto la scommessa come partito e di avere pescato nel mondo giovanile.
Certamente, la urgenza e la straordinarietà del voto anticipato, ha stroncato la novità del suo progetto politico.
La Lega Nord. La sorpresa di questa elezione è stata la Lega che è cresciuta in maniera imprevedibile in Lombardia, Piemonte e Liguria. Bossi ha saputo intercettare la protesta antigovernativa delle Regioni del Nord, l’ostilità al centralismo romano, la paura dello straniero, l’aspirazione sul federalismo fiscale come obiettivo della gestione diretta delle proprie risorse e ricchezze nel territorio. Senza delegare nessuno.
L’UDC di Casini è l’unica formazione politica autonoma che si è salvata tra i due giganti bipolari.
Un dato politico interessante è quello che in uno scontro elettorale che ha visto voltare pagina sulle ideologie e sulle identità storiche (Bertinotti-Storace).
Si conferma la forza della ideologia sulla dottrina sociale della Chiesa richiamata da Casini, per la sua storia ed identità millenaria, fortemente radicata nel popolo italiano. Ma debole è stato l’apporto dell’elettorato cattolico confluito in parte nella Lega e nel PDL. L’UDC , comunque, si è salvato al Senato per la generosità del voto siciliano.
Casini non sarà determinante nel Parlamento ma potrà incarnare un ruolo di “opposizione costruttiva”, come Lui dice, e svolgere una mediazione politica con le identità cristiane presenti nei due schieramenti sui temi fondanti della società e sui valori eticamente sensibili. Patrimonio permanente e storico in Italia.
La realtà dell’UDC, nel nuovo scenario politico italiano, è certamente un rafforzamento del sistema democratico del Paese..
IDV di Di Pietro ha ottenuto un buon risultato perché a molti è piaciuto il programma di rigore ed applicazione delle leggi.
L’Arcobaleno. Resta senza rappresentanza la sinistra antagonista guidata da Fausto Bertinotti in rappresentanza dell’area di “lotta e governo” nel Governo Prodi, non avendo raggiunto il quorum del 4% alla Camera e dell’8% al Senato.
La debacle è stata proprio nelle Regioni rosse dove un buon risultato sembrava scontato.
A parte la fuga del mondo operaio, l’elettorato ha castigato lo schieramento per l’eccessivo condizionamento imposto alle scelte politiche ma anche alle non scelte del vecchio centro-sinistra. Un comportamento che ha sconcertato.
La punizione può fare piacere o meno ma riteniamo che quando una forza reale del Paese non ha più rappresentanza in Parlamento c’è sempre un dimezzamento della democrazia. Che impoverisce tutti.
SD. Scompare il socialismo di Boselli per il suo ossessivo anticlericalismo. Scompare una presenza storica nel Parlamento italiano di tutti i tempi e con essa il sogno politico che ha legato intere generazioni di italiani. Ha creato mestizia nel quadro politico nazionale.
Scompare la Destra di Storace. Il programma è stato poco convincente ed ha interessato poco gli elettori.
L’MPA di Raffaele Lombardo ha fatto il pieno in Sicilia conquistando la Presidenza della Regione con il 65% dei consensi e si espande nelle Regioni del Sud entrando in pieno nel Governo Berlusconi dal quale ha ottenuto l’impegno per la realizzazione del suo programma a partire dal federalismo fiscale e solidale, fiscalità di vantaggio, rilancio del Mezzogiorno, lotta alla criminalità, politica del credito, investimenti nella struttura, Ponte sullo Stretto.
Un pacchetto da autentico autonomista che apre una nuova stagione storica con il sostegno e la simpatia dei siciliani.
Circoscrizione Estero. La partecipazione degli elettori è stata consistente perché alto è stato l’interesse alla competizione.
La geografia dei 18 Parlamentari è la seguente:
Europa: Camera 3 al PD, 2 al PDL ed 1 all’IDV (Di Pietro) Senato 1 al PD e 1 al PDL
Sud America: Camera 1 al PD, 1 al PDL e 1 al MAIE, Senato 1 al PDL ed 1 al MAIE (associazionismo indipendente).
Nord America:Camera 1 al PD, 1 al PDL, Senato 1 al PDL
Australia: Camera 1 al PD, Senato 1 al PD.
Un risultato bilanciato con una larga conferma degli uscenti.
Rispetto al bipolarismo espresso dalle urne nazionali, si è affermato come terza forza intermedia l’associazionismo indipendente in rappresentanza delle comunità Sud Americane.
Nel voto della Circoscrizione, le associazioni si sono mobilitate per la partecipazione al voto ma, quando hanno potuto, hanno votato e fatto votare proprie liste e propri candidati, ritenuti più affidabili nel rappresentare gli interessi in Parlamento rispetto alle indicazioni dei partiti considerati spesso poco convincenti.
I 18 Parlamentari della Circoscrizione Estero non sposteranno gli equilibri in Parlamento così come è avvenuto due anni addietro quando furono determinanti a dare la maggioranza al Governo Prodi nel Senato.
Il nostro auspicio è che facciano fronte comune, non avendo gli interessi degli italiani all’estero, colore politico o partitico.
Con la partecipazione al voto, il Parlamento ha visto giusto quando ha inserito nella norma costituzionale la partecipazione elettorale.
La loro presenza in tutte le parti del mondo, è senza dubbio una straordinaria risorsa strategica ed una ricchezza per il Paese Italia. Il loro apporto allo sviluppo è di valore incalcolabile ed unico al mondo.
Il nostro auspicio è quello che il Governo rompa il silenzio nei loro confronti, dia “voce” ai 18 Parlamentari e li “coinvolga” nelle politiche nazionali ed estere su interessi comuni e condivisi, trattandosi di italiani a pieno titolo e nostri fratelli.
Certamente Berlusconi, con la attuale maggioranza e riduzione dei gruppi parlamentari, avrà un Governo più tranquillo, anche se restano le incognite di un sistema bipolare con una Lega da molti considerata inaffidabile e da tanti gruppi e gruppetti di origine e storie diverse.
Il nuovo governo dovrà portare il Paese fuori dalla secche in cui si trova. Non è cosa facile. C’è un prezzo da pagare a Bossi sul federalismo fiscale, ma c’è anche un conto aperto nei confronti degli elettori: meno tasse, abolizione dell’Ici sulla prima casa, efficienza dei servizi, sicurezza, politica della famiglia, pensionati, precari senza dire di Malpensa e Alitalia, mentre arriva la gelata della economia mondiale portata dal vento degli Stati Uniti ed alle porte dell’Europa.
La competizione elettorale ha dato al nuovo Governo stabilità e semplificazione del quadro politico. Tutti ingredienti per rispondere alla fame di governabilità del Paese. L’attesa della gente è forte. Ma gli italiani tutti debbono recuperare fiducia e speranza nel Governo e su se stessi. Senza arroccamenti.
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